Quest’opera è stata realizzata appositamente per questa chiesa su espressa richiesta dell’allora parroco Don Privitera.
E’ strutturata secondo una progressione narrativa classica (Conversione, Predicazione, Martirio), ma è tenuta insieme da una coerente logica cromatica e formale. Il giallo è il vero protagonista visivo e simbolico dell’opera: rappresenta la luce divina, la grazia e la forza dello Spirito. Nel primo pannello la luce investe Paolo dall’alto; nel secondo si irradia da Paolo stesso verso la folla; nel terzo si concentra sul corpo del martire prima del sacrificio supremo. Le tre scene dialogano attraverso linee di forza diagonali e curve che creano un ritmo drammatico e continuo, trasmettendo il senso di una vita interamente consumata dal fuoco della fede.
La scena è dominata dalla figura di Saulo (non ancora Paolo) raffigurato in basso, avvolto in un vestito giallo e con un mantello blu, folgorato e scaraventato a terra. In alto a destra irrompe una luce accecante e dorata che squarcia il buio dello sfondo.
L’artista riesce a rendere la violenza e la repentinità dell’evento mistico. Non c’è una folgore geometrica, ma un’esplosione di luce che disorienta. Il contrasto tra il blu cupo della notte della carne e il giallo della rivelazione divina evidenzia il dramma interiore del futuro Apostolo: la caduta fisica coincide con l’inizio della sua ascesa spirituale.
Al centro della composizione campeggia la figura slanciata di San Paolo, interamente ammantata di un giallo luminoso. Le sue braccia sono sollevate verso il cielo in un gesto d’invocazione o di fiduciosa esultanza. Attorno a lui si stringe una folla di figure accennate in tonalità rosse, brune e bluastre, che lo ascoltano rapite o in atteggiamento di preghiera.
Questo pannello rappresenta il fulcro dell’apostolato di Paolo. Privato di connotati realistici, il Santo diventa lui stesso una “torcia universale”, un canale della verità divina che squarcia le tenebre del mondo pagano (rappresentate dai colori scuri circostanti).
Nel pannello di destra la scena si fa più compressa e drammatica. In basso, la figura di Paolo, piegata in ginocchio e attende il colpo letale. Sopra di lui, il carnefice solleva una grande spada d’argento, colto nel momento di massima tensione muscolare prima di colpire. Sullo sfondo a sinistra assistono alcune figure piangenti o mistiche, avvolte in manti scuri e rossi.
La scelta di dipingere la schiena o il corpo reclinato di Paolo in un giallo brillante sposta la lettura del martirio dalla tragedia alla gloria: la morte non è una fine, ma il sigillo luminoso della testimonianza. Il carnefice è un’ombra scura e minacciosa, una forza bruta che contrasta con la sottomissione serena e quasi scultorea del Santo.