Trittico della Crocifissione

Trittico Crocifissione
L'altare maggiore con il trittico della Crocifissione

Il trittico della Crocifissione é stato realizzato ad olio su tela nel 1992 ed esposto, per la prima volta, in occasione della mostra tenutasi, nello stesso anno, a Chiavari, nei saloni di Palazzo Rocca. Di seguito riportiamo l’articolo pubblicato dallo stesso Risso, nel giugno del 1993, sul foglio di informazioni edito a cura della Parrocchia.

Un giorno, il critico d’arte (e pittore) Ugo Carreca visitò il mio studio per vedere le ultime opere dovendo scrivere la presentazione a una mia mostra. Gli feci vedere una cartella con molti disegni sul tema della Crocifissione. Proprio in quella presentazione, Carreca, mi spronò a finire il mio lavoro e, forse, fu la molla che mi fece decidere. Il concetto guida dell’opera è quello di un avvenimento che, pur nella sua drammaticità, si tramuta in speranza.
L’impostazione in tre parti mi ha aiutato a definire  tre blocchi ben separati, anche se uniti dall’unicità della scena. A sinistra il gruppo dei soldati romani, a destra le Pie Donne, al centro la Crocifissione.
Il gruppo dei soldati, più colorato e chiassoso, sta a significare l’indifferenza per il Supremo Sacrificio, l’importanza data più alle cose terrene che a quelle divine.
Ad accentuare questo, sono stati raffigurati nell’atto di giocarsi le vesti di Gesù non curanti di quanto avviene.
Le Pie Donne
I soldati si disputano le vesti
Il gruppo delle Pie Donne, al contrario, esprime la partecipazione dolorosa, la disperazione di fronte all’irreparabilità dell’evento. 
Qui le figure sono bloccate in un unico volume, quasi a proteggersi e sostenersi vicendevolmente.
Nella figura centrale del Cristo ho creato uno stacco deciso dai due blocchi laterali, un isolamento morale e materiale nel momento della morte. Dei canoni tradizionali delle Crocifissioni vi è solo un richiamo, per altro concettuale, al Christus triumphans di epoca medioevale; un Cristo, cioè, non morto o morente, ma trionfante sulla morte. Non vi è però la tipica rigidità del corpo, ma è teso in un’estasi già quasi ascensionale; il volto appena accennato deve dare l’idea della serenità,  della superiorità del Cristo sulla morte del corpo. Le braccia sono tese, non tanto o non solo per la naturale posizione del Crocifisso, ma sono dolcemente aperte ad accogliere i peccati del mondo. Le gambe si sfumano verso il basso contribuendo a dare un senso di leggerezza alla figura oramai puro Spirito. La morte è qui richiamata solo dalla freddezza dei colori del corpo.
La Crocifissione
D’altronde è proprio il colore a costruire tutta l’atmosfera. Lo sfondo serve d accentuare lo sconvolgimento universale dell’avvenimento;  una sorta di nube sembra sospingere verso l’alto il Cristo con un richiamo alla nube biblica (presso la tenda divina la presenza di Dio era data da una nube). Lo squarcio che mostra in lontananza le due cupole sta a significare come,  nel momento di massimo dramma, si apra allo stesso tempo il barlume della speranza che può essere rappresentato dalla Chiesa.
Trittico Crocifissione
Trittico altare mggiore
Via Crucis
Via Crucis
Trittico di San Paolo
Trirrico cappella laterale