Opere Sacre (dal 1960 al 1992)

Palazzo Rocca – Chiavari – 1992
Mostra antologica

Nel 1992 l’Acli e il Comune di Chiavari organizzano nei saloni di Palazzo Rocca una grande rassegna antologica di opere a tema religioso di Risso. Sono presenti i suoi lavori  realizzate a partire dal 1960, trentadue anni in cui il filo conduttore del Sacro non si è mai interrotto. La presentazione a catalogo è di Cristina Belloni, mentre Goffredo Ferretto fornisce una dotta dissertazione su cosa significhi fare arte sacra oggi.

Prefazione critica
Estensioni di luce gialla, intensa, solare, vivida, attraversata da azzurri limpidi, do incisivi rossi, da bruni, da segni ed accenni, da morbide campiture.   Intonazione vivace ed equilibrio del colore che nella suo espressione sintattico riesce ad assorbire le sensazioni visive del reale, trasformandole in evento astratto, in situazione cromatica fluida e ricerca di un antico piacere per le cose assaporate, vissute. amate e poi raccontate con trasporto. Le immagini pittoriche di Giuseppe Risso trasudano tutto la loro armonia, la loro gioiosità, la piacevolezza della loro realizzazione.
  La costruzione per piani, per sequenze e tagli, per intonazioni di luminosità è paziente e meticolosa; tuttavia si lascia poi invadere, conquistare senza resistenze, dalla poesia dell’azione, dalla porosità dei toni di colore, dallo diversificazione visiva delle varie tecniche, dallo suggestione delle contrapposizioni delle tinte scure che irrompono per definire o accentuare la scena.
  Per chi come Risso ama il colore, l’esteriorità della forma del “fatto” tangibile e facilmente riconducibile al “noto” si perde dentro tutta l’ampiezza della multiformità cromatica, si tramuta coscientemente in evento coloristico la cui forza intatta si ritrova nella libertà dell’intento, nella scioltezza della mano che crea lo splendida semplice sintesi visiva.
  Sintesi dalla quale far affiorare ogni tanto, quasi per caso, un riferimento preciso, un oggetto accennato, un riflesso che rimandi così, ancora casualmente, di sfuggita, ad una atmosfera vissuta, un momento lontano nel tempo; ad un ricordo di immagine, ad un “posto” che insegue ancora con sintomi di piacevolezza la mente assorta, lasciata vagare tra i colori, in quegli accenni familiari, nelle ombre intuite, ai confini tra gli scuri profondi ed i chiari; tra l’atto e lo spirito, tra la pittura e l’anima.
                                                                                      Cristina Belloni
Annunciazione - olio su tela
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