Risso e la Galleria il Crocicchio

L'attuale sede della galleria

Risso ha con la Galleria d’arte Il Crocicchio un rapporto particolare.
Un rapporto di sincera amicizia verso i galleristi: Alma Durante e Angelo Valcarenghi che risale al 1975. E’ stato proprio in quell’anno che nel vecchio locale di Via del Mercato, Risso, ha tenuto la sua prima mostra personale a cui ne sono seguite diverse altre, oltre a varie collettive.

Che siano stati i primi a credere nel suo lavoro è una cosa che, dice Risso “non si dimentica”.
La Galleria si trova a Campomorone, appena fuori Genova. E’ tra le più antiche (aperta nel 1974) ed attive.
Quando vi ha esposto Risso, la sede era di fronte a quella attuale, più piccola, formata da un solo locale, e in quella unica sala espositiva si sono avvicendati artisti affermati e giovani alle loro prime esperienze come, appunto, Risso.
Quando sentiva di aver portato a buon punto una fase di ricerca e voleva confrontarsi con il pubblico,  la prima galleria che gli veniva in mente a cui proporre i sui lavori, era Il Crocicchio.

Il catalogo della mostra del 1979

Tratto dalla pagina Facebook della Galleria:

FRAMMENTI DI MINUTA STORIA E STORIE LOCALI.
Quest’ anno non ci saranno, a causa dello stato di allerta sanitaria in atto in tutta Italia, le manifestazioni pubbliche in memoria dei fatti resistenziali, quindi non ci sarà, domani 5 Aprile, la commemorazione dei Martiri della Benedicta. A motivo di ciò, per questo mio secondo racconto ambientato nel mondo dell’arte figurativa locale, ho scelto un tema che costituisca anche il mio modestissimo contributo al ricordo di quei tragici fatti.
Ai Piani di Praglia, nel comune di Ceranesi, c’è un cippo che ricorda il nome di 6 partigiani, trucidati dai nazifascisti durante il terribili fatti ricordati con la denominazione “Rastrellamento della Benedicta”, avvenuti nella primavera del 1944. Tale cippo è posto davanti all’albergo ristorante “La Chellina”, all’inizio del bivio fra la strada provinciale che conduce alle Capanne di Marcarolo e, poi alla Benedicta, e la strada che porta al ristorante Pino. Tale cippo, o stele, che dir si voglia, è stato lì collocato, oltre 50 anni fa, per iniziativa e a cura e spese del gruppo sportivo “Scarponi”, di Pontedecimo.
Quando il Gruppo sportivo “Scarponi”, decise di realizzare tale iniziativa, non aveva abbastanza disponibilità economiche per far realizzare in bronzo, la prevista opera scultorea, che doveva adornare tale cippo. Per tale ragione, d’accordo con l’artista al quale era stato affidato l’incarico, Giuseppe Risso, decisero di realizzare questa raffigurazione plastica con materiale povero. Racconta Giuseppe Risso:<<Non avendo il gruppo Scarponi e l’ANPI, soldi per realizzare una scultura in bronzo, decidemmo di farla in cemento. Realizzato il modello in piccolo, passai alla scultura in plastilina, da cui ricavai un calco in gesso. Scavai una fossa in giardino e vi misi la sabbia e il calco capovolto. Vi misi all’interno un’armatura in ferro e colai il cemento. Quando tolsi il calco in gesso, purtroppo un braccio di soldato tedesco mancava. Si era tappato uno sfiato e il cemento si era bloccato. Dovetti rifarlo (il braccio) e attaccarlo al resto della scultura. Con il passare degli anni il braccio si staccò e l’opera rimase così monca , fino al suo rifacimento. >>.
Con il passare degli anni, però l’opera così realizzata, poi divenuta monca, si deteriorò, sino al punto di andare in rovina. Rimase così per qualche anno, poi Il Gruppo “Scarponi” decise il suo rifacimento, questa volta da realizzarsi con tutti i crismi tecnici richiesti dalla tecnica scultorea per opere da collocarsi agli esterni. Per fare ciò si rivolsero nuovamente a Giuseppe Risso, incaricandolo di rimodellare il pannello commemorativo da applicarsi sul sopraddetto cippo, da realizzarsi, questa volta, in bronzo. L’artista si rimise all’opera e per la trasposizione in bronzo del suo modellato, si rivolse a una fonderia lombarda, specializzata in fusioni di opere plastiche (modellati a tutto tondo o a rilievo). La storia, sin dall’inizio tribolata di questa iniziativa, purtroppo mantenne tale prerogativa anche in questa seconda fase realizzativa. La suddetta fonderia, pur essendo specializzata in questo tipo di realizzazioni artistiche, commise un errore d’esecuzione: fece uno degli sfiati sul dorso della mano della figura del soldato che impugna la pistola, così che, fresando il pezzetto del bronzo fuoriuscito, avevano deturpato la mano. Venne deciso di lasciare così le cose, perché per rimediare tale inconveniente, si sarebbe dovuto rifare tutto, modello in plastilina compreso.
GIUSEPPE RISSO, artista tanto schivo, quanto capace, è nato a Genova nel 1945. Si è diplomato al Liceo Artistico Nicolò Barabino, di Genova. E’ stato allievo dei noti pittori Nobile, Petrolini, Verzetti, Basso e degli altrettanto noti scultori, Alfieri e Valdiero Pestelli.
Ricordo volentieri, il suo rapporto di amicizia con la Galleria d’arte Il Crocicchio di Campomorone; lo faccio inserendo qui le immagini di una delle sue mostre personali presso tale spazio espositivo (nella sede originaria). Recentemente partecipando ad una riunione nella sede della Regione Liguria, mi sono casualmente imbattuto in un suo grande dipinto, che ivi si trova collocato in bella mostra nel piano dove c’è la sala delle riunioni regionali (vedi fotografia qui allegata).
Oggi questo artista vive e opera a Chiavari.